Sala della mappa

luoghi, storia, e cultura della vite e del vino nella Teverina

Scendendo di un piano ed avendo ormai le vasche vinarie non più sotto i
piedi ma di fronte, e potendone dunque cogliere gli allestimenti prima intravisti
da sopra, si trova il tema del territorio, della sua storia, dell’evoluzione della
vitivinicoltura. Appena entrati nella sala ci si trova subito a camminare sulla
spettacolare mappa luminosa che mostra un lungo tratto della Valle del Tevere
con tutti i centri urbani ad essa circostanti inducendo la suggestione del volo
d’uccello sopra l’area, dal momento che è realizzata con la riproduzione delle
foto aeree. Qui, mentre si vola idealmente sul territorio, individuandone
numerosi particolari topografici, troviamo il confronto dei vitigni autoctoni e
dei terroir locali col panorama italiano e regionale della produzione vitivinicola,
oltre che il dettaglio, anch’esso locale e nazionale, di tutte le Denominazioni di
Origine.
Il percorso prosegue consentendo di ammirare nella loro integrità di
reperti di archeologia industriale le vasche di cemento con i bocchettoni in ghisa
originali, e con la particolare vernice esterna. Tre di esse sono state invece
aperte, sia per vederne la consistenza volumetrica, sia per presentare all’interno,
quasi come piccoli set cinematografici, altrettanti allestimenti scenografici a
tema:
a. Le origini – Il simposio etrusco
Sul fondale, una scena di banchetto etrusco da una tomba di Tarquinia
pone in risalto l’atto di “bere in compagnia” (questo il significato letterale di
simposio) una bevanda che può dispensare diversi stati d’animo, dal benessere all’euforia, dalla saggezza alla perdita della coscienza, dall’ispirazione alla
distruzione.
In primo piano, l’allestimento di un corredo funerario etrusco mette in risalto i
recipienti di vino da tavola provenienti da indagini e scavi condotti dalla
Soprintendenza Archeologica proprio nel territorio castiglionese, precisamente
a Sermugnano. Tali reperti sono stati gentilmente forniti dalla Soprintendenza
Archeologica, attraverso una convenzione stipulata con il Museo, che permette
sia l’esposizione permanente dei reperti, sia eventuali esposizioni temporanee a
tema. Da sottolineare il fatto che questi reperti, dopo essere stati depositati
presso i locali romani della Soprintendenza, hanno trovato posto nella terra da
cui provenivano: hanno seguito un percorso che nel mondo anglosassone si
chiama di repatriation, sono stati rimpatriati, sono ritornati a casa (negli USA è
avvenuto qualcosa di simile per i reperti dei pellirossa, che, dopo essere stati
studiati e catalogati nei musei a suo tempo istituiti dai bianchi, hanno sovente
trovato nuovi allestimenti nei loro luoghi originari).
b. Viticoltura di ieri – La vite maritata all’albero
La ricostruzione al vero di una vite maritata all’albero, messa in scena
dentro la botte di cemento, testimonia l’antica pratica di coltivazione, oggi
ancora rintracciabile nelle campagne di Castiglione in Teverina, e costituisce un
esempio della viticoltura delle origini.
c. Viticoltura di oggi – Le caratteristiche dei filari
La scena riporta ai caratteri attuali della viticoltura in filari organizzati
secondo linee geometriche razionali che qui sono riproposti al vero insieme ad
attrezzi di lavoro appartenuti a famiglie castiglionesi. La riproduzione in scala
uno a uno è realizzata su uno sfondo fotografico delle campagne odierne dei
dintorni di Castiglione.
Di fronte sono collocate le pigiatrici-diraspatrici, macchine di trasformazione
dell’uva in mosto, già intraviste nella loro parte superiore appena fuori la porta
d’ingresso del museo. Esse offrono lo spunto per descrivere l’intero ciclo di
produzione del vino all’interno delle cantina Vaselli, di cui in un pannello viene
fornito anche il dettaglio stratigrafico dei suoi cinque piani.
Lungo il corridoio che si percorre in uscita dalla sala, sulla fronte dei vasi
vinari in cemento, si descrivono i processi e le tecniche della vinificazione di
ieri e di oggi.