Sala delle spedizioni

La diffusione: dalla cantina alle case

Risalendo al livello -2 (si può solo tornare sui propri passi), ci si avvicina
all’uscita del museo e, al tempo stesso, alla zona in cui si tratta della diffusione e
della commercializzazione del prodotto. Siamo nella zona della cantina in cui,
dopo aver compiuto tutto il suo ciclo in cui si è arricchito, è diventato maturo, ha
preso corpo, è stato scelto, dosato, analizzato, misurato, assaggiato, conosciuto
fino nell’intimo, il vino è finalmente pronto per la sua destinazione finale: il
mercato, il consumo, nelle case, nei ristoranti, nei luoghi più diversi. Ha vissuto
una vita sotterranea piena di eventi e ora può vedere la luce. Può nascere ad una
nuova vita. Come nell’eterno ciclo vitale che riguarda tutti gli esseri viventi.
Dopo un lungo periodo di incubazione, il vino abbandona la cantina e va nel
mondo.
L’allestimento del museo qui comprende l’esposizione degli strumenti del
laboratorio enologico che fu del giovane Riccardo Cotarella, uno dei maggiori
enologi italiani che presso la Cantina Vaselli lavorò per diversi anni, la linea
dell’imbottigliamento con le sue macchine storiche e poi le casse, le confezioni
da viaggio, gli imballaggi, le etichette, i manifesti pubblicitari ecc. ecc., tutti gli
oggetti, i segni e i materiali del percorso commerciale del vino con il marchio
Vaselli. Il visitatore si trova dunque ad uscire dal museo e dalla cantina, dallo
stesso punto da cui usciva il vino destinato ai mercati nazionali ed
internazionali. Un punto diverso da quello in cui era entrato. Simbolicamente il
visitatore e il vino hanno compiuto lo stesso viaggio e, forse, nei casi migliori, la
stessa maturazione.
Uscito di nuovo all’aperto, il visitatore si trova ad aver compiuto un percorso
che è di discesa e risalita, e, dopo questo complesso e stratificato viaggio
sotterraneo, ritrova la luce esterna dall’altra parte del piazzale rispetto all’ingresso del museo, avendo così compiuto una sorta di percorso circolare
carico di simbolismi.

In conclusione di questa breve carrellata sul percorso mi limito a notare come
tutta questa “carne al fuoco”, costituisca un ampio terreno di sviluppo derivante
dal fatto che il Museo è concepito e realizzato finora come qualcosa di
profondamente interfacciabile con la realtà del territorio e con gli aspetti che lo
contraddistinguono. Il museo si fa interprete del territorio e costruttore dei tanti
discorsi su di esso. Al contempo il museo si pone come luogo aperto alla
contemporaneità che è fatta di linguaggi, di flussi, di rinnovo tecnologico, di
salutari ibridazioni, di dimensioni transnazionali. Il museo si pone
esplicitamente l’obiettivo di essere un soggetto critico sempre in movimento.
Questa è la sua sfida e la sua mission.